La storia dei Salesiani Cooperatori

La nostra storia

le origini

(tratto da: Il Cammino di una Profezia, (G.Buccellato, P.Santoni, M.Wirth, 2016))
Le origini, il racconto di don Bosco

“Fin dal 1841, quando questo povero prete cominciò a radunare giovinetti nei giorni di festa, levandoli dalle vie e dalle piazze per trattenerli in divertimenti onesti e per istruirli nella nostra santa religione, egli sentì il bisogno di aver Cooperatori, che gli porgessero la mano. Quindi fin d’allora molti sacerdoti e laici della città e in appresso pie signore, accolto il suo invito, a lui si unirono per aiutarlo, … Con l’aiuto di Dio e la carità di queste persone benevole, quello che abbia potuto fare questo sacerdote e quello che facciano presentemente i Salesiani, voi già lo avete appreso dalla lettura del Bollettino Salesiano e non occorre qui di ripeterlo. Visto il bene che tante persone insieme unite facevano a vantaggio della povera gioventù, si pensò allora d’istituire una formale Associazione sotto il titolo di Pia Unione dei Cooperatori Salesiani e farla approvare dal Vicario di Gesù Cristo. (conferenza dei Cooperatori di San Benigno Canavese, tenutasi il 4 giugno del 1880)

Testamento spirituale

Don Bosco scrive: «Addio, miei cari Benefattori, Cooperatori Salesiani e Cooperatrici, addio. Molti di voi io non ho potuto conoscere di persona in questa vita, ma non importa: nell’altro mondo ci conosceremo tutti e in eterno ci rallegreremo insieme del bene, che colla grazia di Dio abbiamo fatto in questa terra, specialmente a vantaggio della povera gioventù».

E ancora: «Se avete aiutato me con tanta bontà e perseveranza, ora vi prego che continuiate ad aiutare il mio Successore dopo la mia morte. Le opere che col vostro appoggio io ho cominciate non hanno più bisogno di me, ma continuano ad avere bisogno di voi e di tutti quelli che come voi amano di promuovere il bene su questa terra».

Don Bosco nel 1880 (la fotografia più nota di don Bosco, utilizzata nel 1929 e nel 1934 durante la beatificazione e la canonizzazione)
Lettera di Don Bosco a un benefattore (novembre 1886)
Dal 1876 al 1888, lo sviluppo ai tempi di don Bosco

Un Breve di approvazione di Pio IX, del 9 maggio 1876, segna la costituzione ufficiale della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, al termine di un lungo percorso di maturazione dell’idea di una associazione di laici, che, in don Bosco, risale al 1850.

Nel regolamento dei Cooperatori, don Bosco mette al primo posto l’impegno per la evangelizzazione, che considerava prioritario sino ad identificarlo con la natura stessa della congregazione salesiana. Il secondo mandato che consegna ai Cooperatori è la cura delle vocazioni allo stato ecclesiastico; il terzo la diffusione della buona stampa e, infine, «la carità verso i fanciulli pericolanti: raccoglierli, istruirli nella fede, avviarli alle sacre funzioni, consigliarli nei pericoli, condurli dove possono essere istruiti nella religione». Si può cooperare anche con la preghiera o col mettere a disposizione, come i primi cristiani, i propri beni materiali.

Immediatamente dopo l’approvazione, don Bosco si mette al lavoro. Parla, viaggia, recluta. Ci tiene ad avere dei grandi e bei nomi che diano lustro ai suoi elenchi, a cominciare dal Papa Pio IX, che gli diceva di voler essere non soltanto Cooperatore, ma il primo dei Cooperatori. Con semplicità, fece la medesima proposta a Leone XIII, il quale dichiarò che voleva essere non solo Cooperatore, ma «operatore».
In occasione di viaggi e di spostamenti in Italia, in Francia, in Spagna, egli accresce notevolmente il numero degli associati.

Per conservare l’unità di spirito ed accrescere il numero dei Cooperatori propone le “conferenze”, che si facevano normalmente per le feste di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice. La prima fu tenuta a Roma il 27 gennaio 1878. Le Memorie biografiche ci tramandano la cronaca di una cinquantina di conferenze tenute da don Bosco in varie città d’Italia, di Francia e a Barcellona in Spagna.
Ai Cooperatori don Bosco vuole dare inoltre uno strumento di comunicazione; nel gennaio del 1878, il Bibliofilo Cattolico, un periodico destinato prima a far conoscere le pubblicazioni dell’Oratorio S. Francesco di Sales, fu cambiato in Bollettino Salesiano, periodico mensile che veniva mandato gratuitamente ai Cooperatori e a tutti quelli che s’interessavano da vicino o da lontano della sua opera.

La nostra storia

da don Rua al Concilio vaticano II

Gli anni di don Rua

Don Rua diede impulso alla Pia Unione sul piano organizzativo, fornendo ai responsabili locali una «guida sul modo di cooperare alle Opere Salesiane». Rinforzò le «opere di zelo»: azione e preghiera, l’opera dei catechismi, le vocazioni ecclesiastiche, la stampa (da diffondere tra il popolo, nelle scuole, nei catechismi, negli oratori, nelle officine, negli ospedali…), la gioventù abbandonata, e infine una grande potenza (il danaro) e obbligo di bene impiegarla.

Inoltre, don Rua si preoccupò di convincere i religiosi salesiani delle loro responsabilità verso la Pia Unione. Nei Capitoli del 1901 e del 1904, egli stesso propose di nominare in ogni ispettoria un «corrispondente ispettoriale» che si occupasse del movimento, ed in ogni casa un «incaricato dei Cooperatori».

I primi grandi Congressi (1895-1909)

Nella storia dei Salesiani Cooperatori i congressi internazionali occupano un posto importante. Corrispondevano a quell’esigenza di unione così spesso sottolineata da don Bosco, ed in primo luogo nel regolamento dei Cooperatori: «Questi grandi convegni non si presero a fare con scopi propagandistici in favore della Società salesiana, ma miravano alla diffusione dello spirito di don Bosco nel mondo in conformità al programma e per mezzo dei Cooperatori, che erano da moltiplicarsi quanto più fosse possibile».

Nel mese di aprile 1895 si tenne a Bologna il primo congresso internazionale dei Cooperatori. Voluto dall’arcivescovo locale, il cardinale Svampa, grande ammiratore di don Bosco. I partecipanti furono duemila circa, tra essi, una trentina di prelati, vescovi e cardinali. Don Rua era presente in qualità di presidente.

Seguirono altri congressi, nel 1900 a Buenos Aires, nel 1903 a Torino, nel 1906, a Lima e a Milano, nel 1909 a Santiago del Cile.

Il rettorato di don Albera e la Prima guerra mondiale

Il rettorato di don Albera coincise con la Prima guerra mondiale; i raduni previsti per il centenario della nascita di don Bosco (1915) non poterono aver luogo. Invece, importanti congressi si tennero nell’America del Sud, tra cui un settimo congresso internazionale a São Paulo del Brasile nel 1915, per il centenario della nascita di don Bosco e dell’istituzione della festa di Maria Ausiliatrice.

Tra le due guerre, il rettorato di don Rinaldi

Dopo la Prima guerra mondiale ripresero le manifestazioni ufficiali.
Organizzato e animato da don Rinaldi, un grande congresso dei Cooperatori si svolse a Torino nel 1920, contemporaneamente a quello degli Exallievi e delle Exallieve e culminò con l’inaugurazione del monumento a don Bosco, eretto davanti al santuario di Maria Ausiliatrice. Fu un segno di ripresa dopo la bufera della guerra e una testimonianza di un’autentica amicizia fraterna tra gente che proveniva da paesi prima nemici. L’ultima assemblea generale riunì ben tremila persone.

Il tempo del rettorato di don Rinaldi è stato considerato l’età d’oro dei Cooperatori. Fedele al pensiero di don Bosco, il nuovo Rettor maggiore manifestava grande interesse a loro riguardo. Prese personalmente contatto con molti dirigenti. In un’epoca in cui le missioni erano all’ordine del giorno nella Chiesa, mise l’accento sulla cooperazione missionaria, in armonia con le direttive di Pio XI.

Nel 1930 si celebrò a Bogotá l’undicesimo congresso internazionale, volto a sviluppare i Cooperatori in vari Stati dell’America meridionale.

Dal 1945 al Concilio Vaticano II
Apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962)
Statua di don Bosco, eretta a Torino, davanti alla Basilica di Maria Ausiliatrice nel 1920

Dopo gli anni di sconvolgimento generale della Seconda guerra mondiale, il risveglio giunse nel 1947, favorito dal primo Capitolo generale del dopoguerra. In questa occasione, don Ricaldone volle un consigliere supplementare nel Capitolo superiore che fosse incaricato della direzione generale dell’Unione. Nel 1950 riprendeva un progetto di don Rua chiedendo ad ogni ispettore di nominare un delegato ispettoriale per i Cooperatori e delegati locali in ogni casa.”

Il «solenne convegno» di Roma, per il 75° anniversario della Fondazione, nel settembre 1952, ben 22 anni dopo l’ultimo congresso, segnò la ripresa dei grandi incontri internazionali e fu onorato da un discorso molto atteso di Pio XII a Castelgandolfo. I Cooperatori venivano definiti dal Papa ausiliari efficacissimi dell’Azione cattolica.

Attilio Giordani, venerabile, Milano 1913 – Campo Grande 1972
Attilio Giordani in Brasile, con l’Operazione Mato Grosso

Gli anni di don Ziggiotti e il Concilio vaticano II

Nel 1953, il nuovo Rettor maggiore don Ziggiotti nominò alla direzione generale dei Cooperatori don Luigi Ricceri, fino a quel momento ispettore dell’ispettoria Lombarda. Fece pubblicare negli «Atti del Capitolo superiore» di settembre-ottobre 1955 un testo di orientamento, che era nello stesso tempo un appello a tutti i Salesiani in favore dell’Unione dei Cooperatori. In un importante documento del 1955, don Ziggiotti affermava che «la missione propria dei Cooperatori è l’apostolato secondo lo spirito salesiano».

I Cooperatori erano invitati, all’alba del Concilio vaticano II, a «vivere la Chiesa».

Uno degli esempi più luminosi nell’associazione di quegli anni è senza dubbio il venerabile Attilio Giordani, educatore con lo stile di don Bosco: al mattino lavora alla Pirelli, ma ogni pomeriggio scende in “cortile”, a fianco dei giovani dell’oratorio salesiano sant’Agostino di Milano.

Nel 1962, i centri di Cooperatori, che gravitavano attorno alle case salesiane, erano circa un migliaio. Le edizioni del Bollettino Salesiano si erano moltiplicate dopo la morte di don Bosco. Alle edizioni italiana, francese e spagnola, il rettorato di don Rua aveva aggiunto l’inglese (1892), la tedesca (1895), la polacca (1897), la portoghese (1901), l’ungherese (1903) e la slovena (1907). Nuove edizioni si aggiunsero dopo il 1910. Una statistica del 1964 enumerava trenta edizioni ufficiali. Mentre don Rua annunciava che 300.000 persone ricevevano il Bollettino, nel 1964, non si era più molto lontani dal milione.

La nostra storia

dal Concilio Vaticano II ai nostri giorni

Il post Concilio e don Ricceri

Il Concilio Vaticano II tenutosi a Roma dal 1962 al 1965 e concluso l’8 dicembre di quell’anno, segnò l’inizio di un percorso nuovo per tutta la Chiesa, popolo di Dio in cammino. In particolare, le costituzioni Lumen Gentium (sulla Chiesa), Gaudium et Spes (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo), il decreto Apostolicam Actuositatem (sull’apostolato dei laici), e la revisione del Codice di Diritto Canonico, avviata al termine del concilio e terminata soltanto nel 1983 con la promulgazione del nuovo Codice da parte di Papa Giovanni Paolo II, impegnarono le realtà ecclesiali e, tra queste, le famiglie religiose a rivedere ad aggiornare i propri documenti costitutivi alla luce dei documenti conciliari. Questo processo coinvolse anche i Salesiani di don Bosco e l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

I Cooperatori, uniti spiritualmente ed organizzativamente collegati con la Società di San Francesco di Sales, entrarono anch’essi in questo fruttuoso cammino.

Tappa fondamentale del rinnovamento salesiano, nel post concilio, è il Capitolo Generale Speciale XX (CGS), tenutosi nel 1971. Per quanto riguarda i Cooperatori, il CGS ridefinisce la figura del cooperatore salesiano attraverso la riflessione sulla Famiglia Salesiana ed in risposta al messaggio che i Cooperatori Salesiani avevano inviato ai padri capitolari: “… attendiamo dal capitolo indicazioni chiare sull’esatta collocazione dei cooperatori nell’ambito della famiglia salesiana”.

Il CGS risponde con il 18° documento, una duplice dichiarazione indirizzata ai cooperatori e accompagnata da “direttive pratiche per ridestare nei salesiani l’interesse e l’impegno verso i cooperatori…”. La definizione della svolta è “il Cooperatore Salesiano, nel pensiero primigenio di don Bosco, è un vero salesiano nel mondo, cioè un cristiano, laico o sacerdote che, anche senza vincoli di voti religiosi realizza la propria vocazione alla santità impegnandosi in una missione giovanile e popolare secondo lo spirito di don Bosco al servizio della chiesa e in comunione con la Congregazione Salesiana”; è un cambio di mentalità che rafforza l’impegno di santificazione personale, al servizio della chiesa, con una missione specializzata.

Nel Progetto di Vita Apostolica (PVA) attuale, questa definizione è riformulata, con il medesimo contenuto nell’art.2 dello Statuto.

Sono gli anni di don Luigi Ricceri, Rettor Maggiore (1971-1977), l’Associazione Cooperatori Salesiani (non più Pia Unione) risponde con la promulgazione del Nuovo Regolamento ad experimentum del 1974, seguito nel 1976 dal Congresso Mondiale del centenario a Roma, al quale partecipano 150 delegati e 130 osservatori provenienti da 40 paesi e dal primo incontro europeo dei Giovani Cooperatori, con 300 partecipanti.

I rettorati di don Viganò e don Vecchi

Il rinnovamento dell’associazione si sviluppa pienamente sotto l’impulso di don Egidio Viganò, Rettor Maggiore dal 1977 al 1995. Molti salesiani si impegnano a rilanciare la figura del Cooperatore, puntando in particolare sui gruppi di Giovani Cooperatori che sorgono un po’ in tutto il mondo e soprattutto in Italia. Da ricordare in questi anni lo slancio missionario dell’Associazione, che si realizza tra l’altro nell’esperienza di Trelew in Argentina, alla quale partecipano attivamente molti giovani cooperatori italiani e alcune case di accoglienza che sorgono un po’ ovunque in Italia; sono le prime esperienze di opere gestite ed animate direttamente dai Cooperatori.

Nel 1982, don Viganò, pubblica la lettera “La Famiglia Salesiana” (Atti del Consiglio Generale 304), un testo che costituisce il caposaldo storico per lo sviluppo futuro della famiglia, a dieci anni dalla sua costituzione, come proposta dal CGS XX.

In questo clima, ricco di entusiasmo e di fervore, i Cooperatori Salesiani si apprestano a celebrare il loro secondo Congresso Mondiale per l’approvazione definitiva del Regolamento di Vita Apostolica (RVA), nel 1985. Il RVA viene poi promulgato solennemente il 24 maggio 1986, 110 anni dopo la costituzione della “Pia Unione”.   

Il RVA ha un valore di novità di tutt’altro carattere rispetto al “Nuovo Regolamento” del 1974. Si tratta di un testo ufficialmente approvato dalla Santa Sede, che ne garantisce l’autenticità evangelica ed ecclesiale, corrispondente per i Cooperatori a ciò che sono le Costituzioni per i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice.

Esprime la fedeltà a don Bosco, fondatore; la fedeltà alla chiesa contemporanea, in particolare l’assunzione della dottrina del Concilio Vaticano II, della teologia conciliare e post-conciliare del laicato, delle scelte giuridiche operate dal codice di diritto canonico riguardo ai laici e alle associazioni di fedeli; la fedeltà alla famiglia salesiana, secondo le nuove costituzioni SDB e la lettera del Rettor Maggiore del 1986 (ACG304) dedicata ai Cooperatori; la fedeltà all’esperienza dei Cooperatori stessi.

Sono gli anni in cui si sviluppano e si consolidano l’idea di Famiglia Salesiana e le sue caratteristiche, attraverso la pubblicazione delle carte di Comunione (1995, don Viganò) e della Missione (2000, don Vecchi).

L’esperienza missionaria dei Cooperatori a Trelew (dal 1976 al 1986)
L’esperienza missionaria dei Cooperatori a Trelew (dal 1976 al 1986)
L’esperienza missionaria dei Cooperatori a Trelew (dal 1976 al 1986)
Il PVA e altri testi di riferimento dell’Associazione
il Congresso Mondiale approva definitivamente il Progetto di Vita Apostolica (PVA) -2012

Il terzo millennio e il rettorato di don Chavez

Il nuovo millennio porta con sé nuove sfide, la globalizzazione economica e produttiva, internet e i social media, l’informatizzazione, le nuove realizzazione della tecnica e della scienza, le nuove povertà, le tensioni politiche internazionali, l’inclusione. Per rispondere, è necessario adattare il RVA.

Gli obiettivi di questa revisione sembrano, all’inizio, piuttosto limitati e funzionali ad aspetti organizzativi.

I lavori durano complessivamente dal 2001 al 2012, sotto la guida di don Pascual Chavez, Rettor Maggiore (2002-2014); man mano che i lavori procedono, gli obiettivi si ampliano e la portata cresce. Dal RVA al PVA, innanzi tutto cambia il metodo di lavoro, ed è una novità importantissima! per la prima volta il PVA è scritto, e non solo votato, dai cooperatori stessi, negli incontri biennali di Consulta Mondiale, dopo una lunga fase di raccolta sistematica delle proposte e delle osservazioni provenienti da tutto il mondo, una vera esperienza di associazione mondiale!

Il PVA intende esprimere sempre più l’essenzialità del carisma alla base della missione. Il passaggio del nome, da Cooperatori Salesiani a Salesiani Cooperatori, che era stato già oggetto di discussione durante la stesura del RVA precedente, ma evidentemente non considerato ancora maturo, non appare soltanto un gioco di parole. La prima espressione si prestava ad essere intesa come cooperatori dei salesiani, la nuova fa emergere l’unità dallo stesso carisma salesiano, all’origine della Famiglia, vissuto nella dimensione specifica del Cooperatore. Anche questo è un cambiamento epocale! 

Seguendo l’idea originale di don Juan Vecchi, Rettor Maggiore (1996-2002), che ha spinto l’Associazione sulla via del rinnovamento dei suoi documenti costitutivi, lo Statuto contiene i principi essenziali, carismatici, spirituali, di comunione e di missione, che caratterizzano la vocazione del salesiano cooperatore (e della salesiana cooperatrice), mentre il Regolamento d’attuazione risponde alla domanda “come?”, indicando concretamente metodi e vie di realizzazione del progetto.

Il PVA viene approvato, ad experimentum, dal 3° Congresso Mondiale, a Roma, nel novembre 2006, e nella versione definitiva, dal 4° Congresso Mondiale, sei anni dopo, novembre 2012.

h) Workshop regionale Italia-Medio Oriente-Malta dei Salesiani Cooperatori – Monteortone (PD) Aprile 2023

Il rettorato di don Artime

Ciò che emerge dal Congresso Mondiale del 2012 è una vera associazione mondiale proiettata al servizio dei giovani, secondo il carisma di don Bosco. L’istituzione dei Congressi Mondiali ogni sei anni (Congresso mondiale del 2018, e prossimo Congresso mondiale, a maggio 2026) ed il nuovo ruolo del Consiglio mondiale, ne sono la testimonianza. 

L’associazione a livello mondiale è organizzata in regioni, secondo il PVA; la Regione Italia-Medio Oriente-Malta abbraccia attualmente circa 230 centri in Italia, Malta, Libano, Siria, Egitto, Giordania, Israele e circa 7000 salesiani cooperatori.

Siamo vivi da 150 anni! Attratti dall’amore misericordioso del Padre, … vogliamo continuare a vivere, facendo del bene, la storia continua …